La Nutrizionista Carla Frongia

Una persona non può pensare bene, amare bene, dormire bene, se non ha mangiato bene. Virginia Woolf

Il cibo come merce di scambio

Mentre camminavo per arrivare in studio avevo davanti a me una coppia di genitori con la bambina di circa due anni.

La piccola ovviamente voleva camminare da sola e sgambettare libera quindi ogni tanto correva allontanandosi un po’.


La mamma allora per farla fermare e tornare indietro le ha detto: “Vieni torna qui guarda ho dei dolci in borsa”.


Ho sentito una pugnalata al cuore.


Io so bene che se i genitori si rendessero conto che non va bene dire così non lo farebbero ma purtroppo il cibo è ancora utilizzato come “soluzione” a vari problemi, perché così ci viene insegnato.

E tutta la famiglia era visibilmente in sovrappeso quindi è chiaro come questa modalità di gestione di emozioni e problemi sia usata abitualmente.


– Se mangi tutto puoi giocare
– se fai i compiti poi avrai il gelato e la tv (sbam!)
– sono stanco mi merito di mangiare tutto ciò che trovo, di qualcosa tanto morirò comunque.


Il cibo è un bisogno primario ma anche un piacere.

Il limite fra piacere e dolore è dato sempre dalle modalità di consumo.


Bere alcol per esempio è un piacere per tante persone e una condanna per altre.

Le persone che cadono dentro il vortice dell’alcolismo hanno in genere un passato di dolore e sofferenza e l’alcol diventa strumento per mettere in pausa i pensieri, per anestetizzarsi.

Poi però gli effetti sono ancora più gravi della depressione che ha causato l’abuso di alcol.


Ci vorrebbe una educazione ai sentimenti insieme alla educazione alimentare.

Ci vorrebbe qualcuno che dicesse già da piccoli: stai male? Vediamo cos’hai e cosa possiamo fare.


Possiamo però iniziare a cambiare le carte in tavola se ci rendiamo conto che ci comportiamo così. Innanzitutto per noi stessi e poi per i bambini.


Per esempio quei genitori avrebbero potuto dire: Hey Greta (nome di fantasia) fermati un attimo guarda questo animaletto, questa pianta.


Insomma attirare l’attenzione con qualcos’altro e non con la trappola del cibo. E poi continuare questo “allenamento” giorno dopo giorno.

Provate 😀

Al prossimo aggiornamento
Carla

prato

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